Forfettario o ordinario: le differenze tra i regimi del libero professionista
Le differenze tra i regimi del libero professionista, forfettario e ordinario, sono 5: il forfettario paga il 15% sostitutivo su un reddito forfettario e non applica né IVA né ritenuta, mentre l'ordinario paga l'IRPEF a scaglioni del 23%, 33% e 43% sul reddito al netto dei costi reali. Il forfettario vale fino a 85.000 € di compensi.
Redazione Professionisti ItaliaPubblicato il

Quali sono le differenze tra forfettario e ordinario?
Le differenze tra forfettario e ordinario riguardano 6 criteri: imposta, base imponibile, costi reali, IVA, ritenuta d’acconto e limite di compensi.
| Criterio | Regime forfettario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| Imposta | imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni) | IRPEF a scaglioni del 23%, 33% e 43% |
| Base imponibile | compensi × coefficiente di redditività, meno i contributi versati | compensi meno costi reali, meno i contributi |
| Costi reali | non deducibili | deducibili |
| IVA in fattura | no: aliquota 0%, natura «Non soggette - altri casi» | sì |
| Ritenuta d'acconto | no (art. 1, comma 67, L. 190/2014) | 20% sul compenso lordo |
| Limite di compensi | 85.000 € nell'anno precedente | nessuno |
Quali sono i vantaggi e i limiti del forfettario?
I vantaggi e i limiti del forfettario dipendono dal coefficiente di redditività, che sostituisce i costi reali con una percentuale fissa dei compensi.
Quali sono i vantaggi del forfettario?
I vantaggi del forfettario sono 3.
- L’imposta sostitutiva del 15% prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP.
- La fattura non applica l’IVA.
- Il cliente non trattiene la ritenuta d’acconto.
Quali sono i limiti del forfettario?
I limiti del forfettario sono 3.
- I costi reali non si deducono.
- I compensi non possono superare 85.000 € nell’anno precedente.
- Le cause di esclusione impediscono l’accesso a chi ha certi redditi o certe partecipazioni.
Quando conviene passare all’ordinario?
Conviene passare all’ordinario quando i costi reali deducibili superano di molto la quota di compensi che il coefficiente considera già dedotta, cioè il 22% per un professionista con coefficiente del 78%. Il passaggio all’ordinario è obbligatorio dall’anno successivo oltre 85.000 € di compensi e nello stesso anno oltre 100.000 €.
Per un confronto con i propri compensi e costi reali serve il simulatore forfettario o ordinario, che calcola la soglia di pareggio.
Quali casi cambiano la scelta tra forfettario e ordinario?
I casi che cambiano la scelta tra forfettario e ordinario sono 3: il ritorno al forfettario, la ritenuta nell’ordinario e la deduzione dei contributi.
Si può tornare al forfettario dall’ordinario?
Sì, si può tornare al forfettario dall’ordinario nell’anno successivo a quello in cui si rispettano di nuovo i requisiti di accesso.
Nell’ordinario il cliente trattiene la ritenuta d’acconto?
Sì, nell’ordinario il cliente trattiene la ritenuta d’acconto del 20% sul compenso lordo del professionista residente.
Nel forfettario si deducono i contributi previdenziali?
Sì, nel forfettario si deducono i contributi previdenziali versati, dal reddito forfettario, secondo il comma 64 della legge n. 190/2014.
Fonti
- Agenzia delle Entrate — Regime forfetario, che cos'è (2026)
- Agenzia delle Entrate — Aliquote e calcolo dell'Irpef (legge n. 199/2025) (2026)
- Agenzia delle Entrate — Fattura elettronica per i forfettari (2026)
- Agenzia delle Entrate — Ritenute sui redditi di lavoro autonomo (2026)